prossimamente gli altri aneddoti

N.9

“President”, Helsinki

Spogliarello

Finivamo a mezzanotte di suonare, per noi era presto, non

si poteva andare subito a dormire. Fuori meno 20 gradi,

un freddo cane, meglio non uscire e poi era tutto chiuso

quindi…pokerino e wisky tra “amici”: io, A. (cantante e

moglie), G. (cantante e sax) e M. (tastierista)fino alle 5/6

del mattino.

Sul piatto un po’ di soldi, poca roba (all’inizio), giusto per

mettere un po’ di sale.

G., ho saputo in seguito, era un giocatore professionista e

mia moglie invece era una giocatrice che abboccava con

niente, quindi dopo qualche sera perdeva molti soldi e non

l’aveva presa bene.

Fermi tutti ! Poker in due io e G. ed in un paio di serate con

un po’ di fortuna recupero tutto il malloppo perso da mia

moglie.

Passa un pò di tempo e una sera, come al solito, finita la

serata lei va in camerino, si strucca, si cambia e torniamo in

albergo.

Un’attimo prima di dormire mi viene un’idea: “Senti, per via

dei soldi che ti ho recuperato a poker, se vuoi puoi

sdebitarti: ti rivesti e ti trucchi come quando vai sul palco,

poi mi fai uno spogliarello lento lento e vieni a letto”.

Lei mezza addormentata non ha scelta, sorride ed esegue.

Poi, si sa, eravamo giovani quindi va a finire…

ecco, proprio così. ;-D

N.8

“Caprice”, Viareggio

Il Califfo

Locale bellissimo, esclusivo, vip, industriali, figli di papà…

Note iniziali che introducono il brano, Anna chiude gli occhi e canta “People”, l’ha

cantata molte volte ma quella sera c’è qualcosa di speciale

nell’anima: solo lei e la canzone… poteva essere dovunque.

Silenzio…

Pelle d’oca…

Finisce…

Applausi…

si avvicina al palco un uomo: “grazie”, ha gli occhi umidi e

una rosa nella mano: Franco Califano

N.7

Caffè Concerto Paszkowski, Firenze
Tutti al circo?

Di solito erano mega-discoteche, dai volumi che ti facevano tremare la pancia. Suonare in un caffè concerto per noi era strano: meno decibel, meno fumo, meno notte.
Ma pagavano bene. E anche l’orgoglio, a volte, si lascia convincere.

Il Paszkowski era un teatro in miniatura: tavolini come palchi privati, luci basse, conversazioni a mezza voce. La musica doveva scorrere elegante, senza disturbare i bicchieri di cristallo mentre l’estate fiorentina teneva l’aria sospesa.

Una sera, dal palco, lo vidi.

Non saprei dire cosa avesse di diverso: forse l’immobilità. In mezzo a gente che chiacchierava e sorrideva, lui ascoltava. Assorto. Come se stesse scegliendo.

Alla pausa scesi dal palco. Un uomo vestito da autista mi raggiunse con discrezione impeccabile:
«Un signore desidera parlarle.»

Mi sedetti al suo tavolo. Poche parole, nessuna esitazione. Poi la proposta:

«Sto organizzando un circo. Ci serve una band per accompagnare gli artisti. Fino a duecento serate l’anno. Europa. Contratto annuale.»

Seguì una cifra. Non una cifra qualsiasi: una di quelle che aprono finestre dove prima c’erano muri.

Il circo.
Non i lustrini soltanto, ma le strade, le città che cambiano ogni settimana, le piazze di provincia, le roulotte sotto cieli diversi. Una vita nomade, cucita addosso alla musica…con Kerouac che bussava al mio cuore

Eppure qualcosa mi trattenne. Forse il sospetto. Forse la paura di sciogliere ciò che avevamo appena iniziato a costruire. Forse, più semplicemente, l’abitudine.

con la cenere in gola,dopo 2 minuti dissi qualcosa del tipo «Non possiamo, grazie.»

Riprendesi a suonare con un tormento che mi ronzava dentro. Lo vidi alzarsi, attraversare la piazza con passo calmo e salire… su una Rolls Royce che sembrava uscita da un altro film.

La macchina scivolò via silenziosa.
E con lei, forse, una piega del nostro destino

A volte penso che le vite non scelte non spariscano: restano lì, come tende montate in una città dove non siamo mai arrivati.
E ogni tanto, quando ripenso a quella sera a Firenze, sento ancora l’odore della segatura e il rumore lontano di un applauso che non era per noi.

Quel circo non l’abbiamo mai visto.
Ma a volte passa nei miei pensieri.

N.6

“Le Rotonde”Garlasco (PV)

Truffa mancata

Finito di suonare scendiamo dal palco.

Ci meritiamo un drink, siamo al bar io e C., il chitarrista,

e si avvicinano tre tipi troppo eleganti: “ bravi, bella serata

ecc…perchè non ci sediamo e facciamo 4 chiacchiere? ”

perchè no? Alla fine insomma tirano fuori una lista di

strumenti nuovi ad un quarto del prezzo di mercato.

Ok, ci pensiamo e ci sentiamo tra qualche giorno.

Per farla breve io e C. combiniamo un incontro, ma la cosa

naturalmente puzza un po’, quindi in autostrada mentre

stiamo andando all’appuntamento C. prende la busta con i

soldi che ci servono per comprare gli strumenti e mi dice:

“ Senti io adesso, per sicurezza, prendo i soldi e li nascondo

nel furgone, ma tu non devi sapere dove, quindi non

guardare”…Va bene.

Puntuali al casello dell’autostrada poi tutti in un bar.

Uno di loro resta con C. al bar, un’altro sale con me sul

furgone per andare a prendere gli strumenti.

Strade, stradine, poi accostiamo e lui:”prima voglio vedere i

sodi”, ed io:” prima voglio vedere gli strumenti”, così

avanti per un po’ e alla fine lui si stanca, scende, sbatte la

portiera e non lo vedo più. Al bar non c’è più nessuno, i

cellulari non esistevano ancora…sono preoccupato per C.

ma non mi resta che tornare a casa.

A casa mi telefona il tipo e mi dice che il mio amico sta

bene. Dopo un paio di ore arriva C. col treno, andiamo nel

furgone e tira fuori i soldi…

Ci beviamo sopra, poteva andare peggio!!!

N.5

 Lucerna, Svizzera

Chissenefrega, io sparo

Discoteca all’interno del Casinò di Lucerna, siamo in

camerino per cambiarci, io, A. la cantante e L. il batterista,

il resto della band speriamo arrivi alla svelta perché manca

poco all’inizio della serata.

C’è una porta, e dietro alla porta uno sgabuzzino, roba

sparsa qua e là.

Il batterista è curioso, entra e subito dopo se ne esce

con…un fucile da caccia!!! del guardiano forse.

Insomma lui non ce la fa, lo deve provare, punta contro il

guardaroba e preme il grilletto: rosa di pallini di 20 cm che

buca una decina di vestiti da palco di A. costati un’occhio

della testa.

Paillettes dappertutto, A. incazzata, L. a bocca aperta, io

che non ci voglio credere e dopo un po’ mi viene anche da

ridere.

…successo niente!

N.4

Vaasa, Finlandia.

Cernobyl’

Io e C., il chitarrista, con il furgone carico di strumenti, il

resto della band in macchina con Anna, cantante (e moglie).

Partiamo dall’Italia, attraversiamo Svizzera, Germania,

traghetto per la Svezia, attraversiamo la Svezia, traghetto

per la Finlandia, 5 ore di strada da Helsinki per arrivare su a

Vaasa, paesaggio fatto di niente, strade deserte…un’altro

mondo.

Una cinquantina di chilometri prima di arrivare a Vaasa, io

e C. ci fermiamo in una specie di bar sulla strada:

due tavoli, caffè che comincia a farti rimpiangere l’Italia

e…un giornale in finlandese buttato lì, dove in prima pagina

si vede disegnata sulla cartina una specie di nube rossa che

parte dalla Russia e si allarga su Finlandia Svezia e

Norvegia…chissà cos’è ma qualsiasi cosa sia ci ha beccati in

pieno!!!

Chiediamo alla vecchia dietro al bar, ci proviamo in

inglese, francese, italiano… niente da fare, alla fine

rimangono i gesti ed i suoi sono molto allarmanti !!!

Arriviamo a Vaasa e :

“Come non lo sapete ??? Ieri c’è stato un’incidente molto

grave alla centrale nucleare di Cernobyl’, ci hanno

impestato di radiazioni…!!!???”

Pazzesco… dall’Italia… destino infame… tutti stì chilometri

per…neanche a farlo apposta…ecc,ecc., e adesso ???

Adesso non c’è niente da fare, birra e non pensiamoci più…

Sono passati 37 anni e siamo ancora qui.

N.3

“Leopard”, Oslo

Americani

L’impresario italiano conosceva un impresario austriaco,

che era in contatto con un’impresario svizzero che

conosceva un’impresario in Norvegia… così noi andavamo a

suonare e loro si spartivano il 10% di quello che

intascavamo.

E’ stato ad Oslo che abbiamo conosciuto una band

americana, bravissimi musicisti, suonavano in una specie di

night, il Leopard, posto squallido, pochi clienti che si

facevano vedere dopo le due del mattino.

Noi, al Riderhallen, una discoteca che si trovava sempre ad

Oslo, finivamo di suonare a mezzanotte e una sera, subito

dopo siamo andati al Leopard a trovare gli americani.

Entriamo, loro stavano suonando e…incredibile:

c’era il cantante che saltava sul palco con l’asciugamano sul

collo, i musicisti concentratissimi, con le divise che si

sarebbero puntualmente cambiati in pausa… sembrava

stessero tenendo un concerto al Madison Square Garden

davanti a migliaia di persone e…non c’era nessuno!!!

Solo camerieri che gironzolavano annoiati.

Americani, culture diverse, non sapevo se ammirarli per la

professionalità o ridere per la stupidità e alla fine ho deciso

che il rispetto era la cosa giusta.

N.2

Davos, Svizzera

On the road again

Le tre di un freddo mattino di gennaio a Davos in

Svizzera. Sono due settimane che suoniamo in questo locale

e questa è l’ultima sera, l’ultimo pezzo poi si smonta.

Alle cinque finiamo di caricare la montagna di strumenti sul

furgone e partiamo.

Guidando ininterrottamente attraversiamo Svizzera,

Germania e Danimarca, ci imbarchiamo sul traghetto per

Oslo, suoniamo sul traghetto per pagarci il biglietto,

arriviamo ad Oslo e montiamo gli strumenti nel locale dove

suoneremo tutte le sere per un mese, soundcheck e… si

comincia.

Tutto senza dormire per tre giorni e due notti…

Se ci penso adesso sto male!

“Riderhallen”…discoteca grande, ragazzi giovani e fiumi di

birra…tutte le sere a mezzanotte portavano una barca piena

di gamberetti giganti appena pescati, trovavi pane a fette e

burro su un tavolo e ti abbuffavi gratis.

Naturalmente poi, pagavi la birra per mandarli giù.

All’interno c’era una pizzeria con un pizzaiolo pakistano

dove abbiamo mangiato la pizza più buona di sempre.

…noi italiani

…a Oslo

…con un pizzaiolo pakistano !!!

N.1

Parigi

Paris mon amour

Io ero il fonico, lei la cantante, stavamo insieme da qualche mese.

”cheddici ,si va a Parigi qualche giorno, prima di partire per

la Svizzera col gruppo ?”

”Pariiigiii? Con la 500 ed i soldi che si e no ci arriviamo?”

Naturalmente il giorno dopo partiamo, velocità di crociera

90 all’ora, quindi ci fermiamo a dormire a Lione e

ripartiamo il giorno dopo per arrivare a Parigi verso sera.

Alberghetto in centro, musica jazz, primavera magica,

amore… tutto perfetto fino a quando:

Fermi ad un semaforo ci piomba addosso di proposito una

due cavalli rovinando la fiancata della nostra auto e scappa

bestemmiando qualcosa in francese contro gli italiani .

Subito denuncia in polizia e chi ti troviamo?

Il commissario che era appena tornato da Napoli dove

aveva trovato la sua auto parcheggiata sui mattoni al posto

delle ruote.

Compila la denuncia sghignazzando, ci prova un pò con la

cantante, provoca…che dire?

Amen

la mia vita in barca

Caraibi: a Los Roques in Venezuela e alle Virgin Islands su Hallberg-Russy 47, poi in Croazia con la mia Swan 12 metri per tre anni a Starigrad, Hvar, Vrboska, Korcula, Trogir… 

patente nautica con abilitazione alla navigazione senza alcun limite dalla costa